domenica 13 gennaio 2008

Non ora, non io (ribaltando il Talmud)

Ci sono tante cose di cui non ho ancora parlato, qui. Ma di una, ne ho parlato meno che di altre; una cosa la cui assenza fa più rumore, fa più paura. L'amore.
Ieri sera ho litigato al telefono con Alessandro, mi ha infastidito. Come sempre, ho tentato - salvando le apparenze della mia sprezzante ostilità - di essere diplomatica e cortese, ma c'erano lunghe pause in cui mi chiedevo che cosa avrei potuto dire, perché né Alessandro, né la sua conversazione, né la scelta di come condurre quel litigio riuscivano a farmi venire in mente la più ovvia delle banalità interlocutorie.
Il litigio, in sé, è stato cosa semplice: non ci siamo capiti, scusa, avrei dovuto prendere il telefono e chiamarti alla prima avvisaglia di fraintendimento, no che non voglio una scopata e basta... come puoi pensarlo?!
Lo penso perché sono più intelligente di te, ad esempio. E perché non provo nei tuoi confronti alcun sentimento, esempio numero due. Poi perché ti sei tradito in maniera grossolana, esempio terzo. Potrei tirar fuori decine di esempi, ma la noia fortunatamente mi trattiene. A lui non dico nulla. In un momento di sconfortante verità, devo aver usato un verbo al passato e lui, sul piede di guerra: "Perché parli al passato?" Ringrazio Iddio poiché in certi momenti Qualcosa di sublime mi salva, in questo caso è Marino Moretti:
"Il grigio, il grigio che incombe
suoi cuori e un tarlo: la noia."
Mi lascio sciogliere in bocca e sul palato la bellezza sincopata di questi due versi lisci e duri come biglie, per fortuna i pensieri non sono diapositive che si proiettano nella testa degli altri, per fortuna un giorno ci fu chi scrisse e dipinse e compose opere immortali che mi potessero venire in salvo quando la vita diventa insopportabilmente prosaica.
Neanche oggi parlerò d'amore, alla fine, non dell'amore che si abbandona con cieca fiducia sulla spalla dell'altro. Non è il momento, non sono io. E, povero, non è neanche Alessandro. Lui fa quello che può, è quello che è: giustamente anche. Ma a me non interessa, non piace, non coinvolge nemmeno un po': un po' per come lui è, un po' per quello che non riesce ad essere, per quanto si sforzi. (E non si sforza nemmeno granché). Lo guardo, e lo sguardo lo trapassa. Doveva tenersi quell'altra, in casa.
Penso all'amore, ogni tanto, e non mi è mai sembrato così lontano, così estraneo. Eppure ho vissuto una vita in amore, e l'amore mi riempiva la vita e mi ci davo con ogni slancio, con l'ultima goccia di sudore delle mie ghiandole, con la generosità e l'impeto di chi ci crede davvero. Anche ora ci credo, ma in senso astratto: un giorno, forse, chissà. E' come credere nel Dio di Pascal: una scommessa che non costa nulla ma, se vinta, sbanca il botteghino. Questo è l'amore per me, oggi. Ma in concreto, no, non ora, non io.
Fumavo in macchina una sigaretta dopo l'altra, col cantilenante ronzio di Alessandro che mi parlava ininterrottamente al telefono: troppe parole, troppo fracasso, e per niente. Avevo una tabula rasa in testa, senza che nessuna frase sensata l'attraversasse nemmeno per sbaglio.
Fissavo il mare, a sinistra, e i pini contorti e bassi, a destra. Nel vento che mugghiava feroce, nei lampi che all'orizzonte predicevano tempesta, nel fumo bianco della mia bianchissima sigaretta lunga, il nero del telefono e il bagliore del mio anello nella penombra della macchina, chiusi gli occhi con un ampio sospiro basso: il Talmud aveva infine scritto il suo insegnamento sulla cera, e l'insegnamento diceva: Se non ora, quando? Se non qui, dove? Se non io, chi per me?
Spensi di getto il telefono, e misi la retromarcia per tornarmene a casa.
V

5 commenti:

baluginando ha detto...

Brava, bel bozzetto, ricco di carica emotiva e di concretezza. Con un bel glissato di chiusura che si è mixato nel cinema, diventando una sceneggiatura suggestiva.

Anna ha detto...

Io sono dell'idea che l'amore c'è sempre, esiste dentro di noi. A volte esplode, prorompente, e si manifesta a tutti e tutti; a volte cova, più o meno nascosto, in attesa di deflagrare.L'amore è quello che noi siamo capaci di dare ed è un fatto privato, che esiste anche se non condiviso, o se condiviso solo in parte. Le scopate poi...quelle sono un'altra cosa, piacevoli, ma un'altra cosa e
la noia è da fuggire all'istante perché è perniciosa.
Un bacio.
Anna

BLOG Ciclismo PST ha detto...

Scrivi "Neanche oggi parlerò d'amore...", ma tra le righe un po' lo racconti. Scrivi bene. Brava. Scusa l'intrusione. Ciao.
Manuel.

My funny Valentine ha detto...

Caro Manuel, grazie per il "brava" e non devi affatto scusarti: la tua intrusione - come la chiami tu - è stata graditissima!
E sì, hai ragione: a volte il modo più subdolo di parlare di una cosa è dichiarare di non volerne parlare... come se, in realtà, avessi solo bisogno di qualcuno che mi tirasse fuori le parole di bocca, per così dire.
V

guccia ha detto...

L'amore delle donne, no c'è niente di più intenso e tragico...
Bellissimo post, denso denso.