domenica 18 novembre 2007

La regola del "3"

Un amico stamattina mi ha detto: "La fonte dell'ispirazione non può essere seccata nel giro di tre racconti", no. Mi è andata anche peggio. In due stoccate è morto tutto, tutto esaurito, tutto sfibrato, accasciato, appiattito sotto la luce troppo cruda del neon, nella cucina del nostro locale di fiducia: ore quattro del mattino, ennesima sigaretta a bruciare la gola, gruppo sparuto di Affezionati della Chiusura che cazzeggiamo, e lui lì, a poco più di due metri da me: in tutta la sua disincantata bruttezza. Bruttezza appena mitigata da un impercettibile tic agli occhi che lo rende dolcemente più vulnerabile, e tristemente poco poetico... Di poco poetico c'è anche il nulla che ci lega, quell'essere ogni volta vicina ad afferrare qualcosa di inconsistente che non si lascia cogliere, quel trascinarmi sempre più svogliata e sempre meno motivata a cercare segnali, a interpretare segni, a creare simboli. Saul mi dice che un soggetto poetico non può rischiare di diventare reale: ne andrebbe della poesia stessa. Concordo in pieno. Ma l'aspetto deprimente di tutta questa faccenda è che il sogno stesso è diventato sterile, e non solo la realtà. Quell'immagine così potente che giorni fa aveva fatto deragliare un intero pomeriggio, si è polverizzata come le ali di una farfalla notturna, e non nego che mi sento defraudata dall'effimera brevità di questo sogno. Avrei voluto durasse più di qualche ora. Avrei voluto sentirmi vibrante per giorni: in qualche modo avevo preso quel disgelo come una promessa.
Ora in ballo c'è un'altra tacita promessa che sento di avere nei confronti dell'ottimistico illuminismo di Saul, il quale mi diceva appunto che la fonte dell'ispirazione necessita almeno di "3" racconti. Non meno di tre, quindi. E, prometto a mia volta: non di più. A meno che non accada quell'incontro-evento fulminante (come lo chiamò all'università il mio professore di Filosofia morale), ne faccio una questione d'onore il non parlare più di un argomento che non esiste; che è esistito il tempo di un sogno, e solo in quell'attimo ha avuto il suo senso e il suo destino; che per me non avrà altro destino se non lo spazio che si è preso con forza di emozione detonante, ma che non voglio stancamente trascinare per altri fiacchi post. Il tempo di Carlo alla consolle è finito, ed esaurita la fonte della mia blanda ispirazione. A meno, certo, che non accada, inaspettato, l'incontro-evento fulminante...
V

P.S.: La citazione integrale di questa strepitosa frase del prof. Marassi, pronunciata come se niente fosse durante un seminario su Sentieri Interrotti, è: "A volte è più significativo l'incontro-evento fulminante che certi rapporti consueti ed ammorbanti portati avanti nello scioglimento del sé". Il minimo che si possa dire è che fu una lezione memorabile per molti di noi.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ah bé, come non essere d'accordo col prof. Marassi? :) Certo è che esistono innumerevoli vie di mezzo...
In quanto alla tua illuminazione così improvvisa quanto passeggera... bé... esistono albe invernali più brillanti di quelle estive, eppure la luce del giorno che seguirà sarà comunque molto più breve...
L'intensità a volte non ha alcun impatto sulla durata.