Alla soglia dei trent'anni ho scoperto di saper dire di 'no'. E' una bella scoperta, che dà un senso di potere vicino all'onnipotenza. I miei 'no' sono detti piano, ché io in fondo sono un animo gentile, ma a volte mi scopro questo sguardo duro negli occhi, una lontananza dalle situazioni che mai avevo provato prima. Sono 'no' che talvolta nemmeno hanno bisogno di essere pronunciati, 'no' che chiudono una tenda su palcoscenici che non voglio calcare, un silenzio o talvolta anche un sorriso. Che vogliono dire, solo e soltanto: no.
Il mio primo 'no': a Effe, che a distanza di mesi pensa che io sia la stessa, gli stessi i sentimenti e la mia dipendenza da lui.
Il secondo 'no': a Silvia, che in una mail mi ha fatto sapere di aver scoperto il mio blog e averlo trovato 'interessante'. Non è interessante, il mio blog: è autoreferenziale, vanesio e talvolta sofferto. Ma mi rifiuto di pensare che sia banale quanto lo è l'aggettivo 'interessante'.
Il mio terzo 'no': a Francesco, alle sue questioni irrisolte, al passato che si ostina a non passare, ai germi di complicazioni, tormenti e passi falsi che mi deviano dal mio leggero (ed egoista) buon umore di queste settimane.
Sì, sono felice di avere la forza per sbattere delle sacrosante porte in faccia. E poi, non appena voltate le spalle, tornare a ridere per tutto quello che invece amo.
V
sabato 16 febbraio 2008
Dire di no
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9 commenti:
Caspita devo prendere lezioni da Te,io che ancora oggi non ne sono capace di sbattere porte e chiudersi alle spalle cose che mi hanno fatto male,lascio sempre uno spiraglio aperto per l'impossibile.
Roberto
Quoto in pieno il commento di Roberto. E' esattaemnte quello che voglio dirti. Io ho imparato a dire qualche no, dopo molti anni, ma con molta fatica e gran rammarico.
Credo che tu abbia scritto sull'onda dell'impulso e sono certa che presto cambierai idea. Non sei così cinica, mia cara. E' solo l'attimo.
Un bacio.
Anna
sì, saggia osservazione. il no ci sottrae al determinismo sociale e emotivo e ci fa capire se siamo diventati davvero adulti, capaci di non farci travolgere dagli eventi. per questo, quando è necessario, sbattere le porte in faccia fa benissimo alla propria autostima.
Bentornata Valentina
Però interessante questo post... :-P
pensiero divergente et originale!
me gusta...io ho scritto la fiaba del signor No! per i miei figli... per dire i no giusti! Sta in cantina ...ora vado a ripescarla!
eum... i miei no assomigliano a quelli di Roberto... chiaro riflesso di quella patologia psicotica di cui tu sai e che io denomino Fott*** tenerezza
(non mi sembrava carino macchiare con la mia scurrilità il tuo blog, ecco tutto!).
Ciao V.
@ Anna: sicuramente non sono così cinica. E' che a volte ho bisogno di pensare di esserlo, almeno un po'.
@ Clotilde: d'accordo con te. Il 'no' è un detonatore potente... per questo fa paura, e lo usiamo poco oppure male.
@ VJJ: puoi scrivere quello che vuoi, sul mio blog. Per una ragione semplice: non voglio che qui nessuno si autocensuri, sarebbe cosa sgradita alla padrona di casa... :-)
Un bacio a tutti.
V
Io sono troppo donna, in tutto quello che femminile è negativo, per dire di no. Ma mi state insegnando. Per il mio bene.
Guccia, mi sono persa qualche pezzo... Sei troppo donna per dire di no, ma al tempo stesso il femminile è negativo. Ergo, se ho capito, proprio perché sei femminile - e il femminile, in ciò che ha di negativo, è l'impossibilità di dire di no - non riesci a dirlo... Giusto? O ho fatto un gran macello??
:-)
V
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